Aggiustamento del carbonio alle frontiere: le nuove regole

Aggiustamento del carbonio alle frontiere: le nuove regole

Gli importatori di prodotti che rientrano nell’ambito di applicazione del meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM - Carbon Border Adjustment Mechanism), dovranno seguire il nuovo Regolamento e una serie di linee guida pubblicate dalla Commissione Europea lo scorso 17 agosto.

Il meccanismo di aggiustamento fa parte del pacchetto di misure per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Unione (fit for 55% package) ed è stato adottato in applicazione dell’art. 35, paragrafo 7 del Regolamento (Ue) 2023/956 (“Regolamento CBAM”). 

In sostanza, l’obiettivo del CBAM è il contrasto al carbon leakage, cioè la rilocalizzazione dei processi produttivi in Paesi con politiche climatiche meno ambiziose dell’Unione. Gli obblighi mirano a rendere più onerosa l’importazione in Unione Europea dei prodotti carbon intensive, richiedendo agli importatori di tracciare, calcolare, monitorare e dichiarare le emissioni di gas serra generate durante i processi produttivi nel Paese terzo.

Il meccanismo CBAM si suddividerà in due fasi:

  • un primo periodo transitorio (dal 1º ottobre 2023 al 31 dicembre 2025)
  • l’entrata in vigore a regime (il 1º gennaio 2026)


Durante il periodo transitorio gli importatori (“Dichiaranti CBAM”) dovranno presentare, ogni tre mesi, il CBAM report contenente le informazioni relative alle merci importate. Queste informazioni riguardano, in sintesi: il quantitativo, espresso in MWh per l’elettricità e in tonnellate per le altre tipologie di prodotti; l’origine e la classificazione doganale (indispensabile per capire se il meccanismo va applicato al caso concreto); dettagli sugli stabilimenti produttivi del Paese terzo e le descrizioni delle tecnologie e dei processi produttivi seguiti.

Dovranno essere inclusi nel CBAM anche i dati relativi alle emissioni incorporate nelle merci importate, seguendo i metodi di calcolo dell’Emission Trading Scheme (ETS) previsto per gli stabilimenti produttivi dell’Unione europea e includere anche eventuali contributi ambientali pagati nel Paese di origine delle merci importate.

Il dichiarante CBAM dovrà presentare il primo report entro un mese dalla conclusione del trimestre (il 31 gennaio 2024) tramite un apposito database (CBAM Transitional Registry).

Il Regolamento di esecuzione e i relativi allegati sono al momento in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, ma è sicuro che in caso di omessa, incompleta o incorretta presentazione del report sono previste sanzioni comprese da un minimo di 10 a un massimo di 50 euro per tonnellata di emissioni non dichiarate. 

Emerge, dunque, l’importanza di attivarsi con le opportune analisi d’impatto e sulla capacità dei fornitori extra-Ue di comunicare le informazioni richieste per affrontare il periodo transitorio.

TOP